Intervista della "TGR Molise"

Recensione da Primonumero.it

Recensione del film da Termoli (CB)

"... Chi lo avrebbe mai detto, desiderare di morire! Se succedesse adesso forse si rimetterebbe tutto a posto." Un pensiero subdolo che striscia malefico nell’inconscio, parole velenose appena sussurrate che rimbalzano tra la mente e il cuore o un’infinità di brividi per ciò che sta per accadere, per quell’attimo che si manifesta ripetutamente, così caustico, così terribilmente al bivio… tra la vita e la morte. Forse ciò che sta per accadere può ripetersi ancora in un eterno e claustrofobico divenire e, in quel divenire, è possibile scegliere la propria strada, dare un senso alle proprie azioni, dipingere con il nero o con il bianco il proprio domani. “Sliding Doors”, mi verrebbe da dire, tanto per citare un film e provare a rimanere in tema! Su questa ipnotica sorgente - tra mille interrogativi - nasce e si sviluppa il film di Lorenzo D’Amelio: “L’EVENTO”, un lavoro cinematografico indipendente che si muove nel filone del thriller psicologico con pochi artifici ma con puntualità geniale. Si potrebbe definire “un intreccio noir” degno di un romanzo di Edgar Allan Poe o di una trama cinematografica di Hitchcock, in cui domina su tutto l’ossessione, l’angoscia, l’ansia spasmodica che da un momento all’altro quel particolare evento metta fine ad una vita dissoluta e senza via di salvezza. La disperazione del protagonista, vittima di una “male occulto” che si manifesta sin dalle prime battute del film, insegue la liberazione eterna da quell’orrendo istante in cui il cuore sembra fermarsi mentre la crisi si manifesta in tutta la sua crudeltà. Quella disperazione raggiunge l’apice fino a farsi preghiera, scandita tra le lancette dell’orologio (anch’esse assassine ) e recitata nello scorrere del tempo ostile, dove l’occhio inerme assiste alla crocifissione del proprio respiro e della propria coscienza. E in quel “male oscuro”, in quella maledetta crisi del cuore, tutto è possibile, tutto potrebbe divenire concreto, ma quel tutto potrebbe anche disfarsi all’improvviso, come la tela di Penelope nella notte buia. Fuori c’è mondo reale, vivido e spietato, dove tra vicoli e palazzi si snodano le corsie del malaffare… droga, soldi sporchi, pistole e bombe a mano! E’ in quel mondo che il protagonista, Flavio (Raffaele Ausiello), cerca una via di redenzione, scelta ancora possibile ma che, per forza di cose, deve attraversare il dolore, deve conoscere l’ansimo e il sussulto, per ricadere semmai nell’errore, nell’infimo, nel pericolo che è presente dietro ogni angolo. La presenza dell’amore è un timido tuffo in un magma ignoto dove la femminilità, la caparbietà e il coraggio di Daniela (Lucia Rocco) e di Giulia (Cecilia Lupoli) diventano eros e thanatos, pulsione di vita e pulsione di morte! Un’infinità di flashback, rimandano a suoni, azioni e parole dai toni convulsi che generano ansia e curiosità nello spettatore e che colorano in maniera certosina un mosaico di emozioni dall’inizio alla fine del film. La location (alcune zone della città di Benevento) certamente aiuta la sceneggiatura a svilupparsi in modo autentico e a rimanere sempre fedele a se stessa: fuori c’è un deserto caldo e opprimente che fa il paio con l’animo arido dei “gangster romantici” che animano il film; lì fuori anche il paesaggio bucolico, dipinto tra verdi colline e promontori scoscesi, vive le sue aspre crisi, proprio dove lo scempio delle innumerevoli pale eoliche è una ferita, aimè, sempre aperta!! Un plauso all’intero cast, tutto giovane e foriero di un cinema che - si spera - possa rivelarsi davvero vincitore, perché ricco di spunti interessanti! Degna di nota la fotografia ma anche il montaggio, il cui curatore è Simone D’Angelo, già noto al pubblico per aver realizzato delle vere e proprie chicche a livello artistico e cinematografico.

Sono uscito dal cinema con uno stato d’ansia particolarmente corposo, con mille interrogativi e con riflessioni pronte a sbocciare… e con la consapevolezza che solo un film di spessore sa provocare tutto questo! ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATA LA VISIONE.

Liberato Russo